India: dalla capitale alle terre dei Maharaja

I safari nel parco si possono fare sia la mattina che il pomeriggio, ma è consigliabile non farsi prendere dalla fobia di fotografare la tigre e programmare, in alternativa, una passeggiata sia in città che al mercato del bestiame. Per l’alloggio, si può scegliere una sistemazione tra i confortevoli hotel di lusso, o quella più spartana nelle tende del Ranthambore Bagh.
Da qui, è opportuno noleggiare una macchina per spostarsi a Pushkar, la città degli hippy. I tempi di trasporto, come a Delhi, sono molto lunghi. Esiste un’autostrada, ma di fatto il traffico è sovente rallentato dai pedoni che la attraversano e dai carri trainati da asini, cammelli e buoi.
L’atmosfera di Pushkar rispecchia in pieno lo stereotipo in genere associato alle comunità hippy: il lago su cui si affaccia l’intera cittadina sembra racchiudere i mille segreti degli stranieri, principalmente francesi e israeliti, che tutti i giorni si ritrovano sulle sue sponde per improvvisarsi giocolieri o ballerini di danza indiana.
La tappa successiva è Udaipur, famosa per i parchi e palazzi reali, ma anche per gli argenti e l’artigianato. È una città iper caotica, dove è possibile ritagliarsi un momento di pace solo negli spazi creti apposta dagli albergatori per i propri clienti.
A Delhi si può rientrare facilmente in macchina. Per riposarsi prima di rientrare nella capitale, suggeriamo, sulla via del ritorno, di fermarsi a Deogarh: il villaggio è molto piccolo, e nelle campagne circostanti si susseguono l’una dopo l’altra “fabbriche” di mattoni di fango prodotti artigianalmente dalle singole famiglie. Esiste un solo albergo, il Deogarh Mahal: un antico palazzo dell’epoca dei Maharaja ristrutturato e trasformato in un vero e proprio paradiso, la versione indiana del resort sul mare.
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